Elena & Catello
Che avrei pubblicato il tuo matrimonio, un pochino lo sospettavi da subito.
Un indizio ce l’avrai avuto, nell’attimo in cui hai visto i miei occhi spalancarsi mentre mi annunciavi che ti saresti fatta disegnare l’abito da sposa da Marianna Lanzilli.
Un sospetto ti sarà venuto, nel momento in cui ci siamo incontrate a Palazzo Parigi e mi hai vista eccitarmi mentre ammiravo quello che sarebbe stato lo scenario della giornata ed anticipavo il mio esordio in un posto in cui, curiosamente, mi sarei poi trovata a lavorare più e più volte e ognuna … ripensando alla prima.
Una certezza avrà preso forma, nel giorno in cui hai letto la mia esultazione alla notizia che avresti indossato un grintosissimo paio di Salvatore Ferragamo e che ti avrei fotografata mentre stringevi un autentico bouquet di Sofia Barozzi.
Ed è tutto vero. Ci sono delle cose — degli aspetti oggettivi, delle ragioni inequivocabili — che ci attirano verso un evento e la sua protagonista perché rispecchiano il nostro gusto o la nostra ambizione di distinguerci nelle nostre scelte. Lavorare per te mi ha intrigata da subito anche per questo — per come ti ho percepita muoverti con grazia, tu che del resto sei anche danzatrice, in un balletto armonioso tra impegni di lavoro, tensione dell’attesa, organizzazione di tempi e ritmi perfetti lungo tutta la giornata, scelta dei dettagli di cui hai saputo arricchirla.
Ma se ormai mi conosci, sai anche che il motivo per cui mi trovo a scrivere oggi è un altro. Se ormai mi conosci, sai che per quanto la mia routine lavorativa sia informata di quella professionalità che è forse l’unico, gradito retaggio del mio passato in azienda — Ti invio in allegato … Ho il piacere di confermarti … Tramite la busta appositamente precompilata e preaffrancata … Ecco il documento che attesta i diritti di stampa sulle immagini … Bla … Bla … Bla — per me, fondamentalmente, il lavoro è una questione di pelle, di pancia, e d’alchimia.
Se ormai mi conosci, sai che mi affeziono a tutte le mie clienti e che a tutte sono grata per l’occasione che mi hanno dato di sentirmi utile e di trasmettere il mio messaggio e il mio modo d’intendere una scelta, un’unione, una famiglia, una vita. E che mi affeziono specialmente dopo aver assistito da vicino allo spettacolo delle loro famiglie che si ritrovano insieme … e si scatenano sulla pista da ballo.
Se ormai mi conosci, capirai che guardo alle mie spose come al mio piccolo club, fatto di tante ragazze diverse tra loro eppure accomunate da quel certo je-ne-sais-quoi.
Se ormai mi conosci, sai che, al di là del semplice click, tutto ciò che ruota intorno alla mia attività per come la intendo io lascia molto poco spazio alla cura di un blog e mi rende difficile parlare di tutte le persone per cui ho la fortuna di lavorare.
E se davvero a questo punto mi conosci, sai anche che di una sposa che, discutendo la timeline della giornata, mi risponde Taglio della torta: mah. Lancio del bouquet: non se ne parla … non potevo non soffermarmi a raccontare.
Sai anche che una ragazza che naviga con grazia ed eleganza attraverso una giornata così — composta, controllata, e al tempo stesso in grado di commuoversi e di farsi guardare dal proprio marito con gli occhi a forma di cuore senza, apparentemente, aver detto o fatto nulla di particolare in quell’istante — scatena la mia ammirazione perchè io, per quante qualità tu possa avermi riconosciuto, quella grazia non ce l’ho.
Sai che, se spunta un raggio di sole inaspettato e va a colpire una scalinata, a colei che accetta di perdere dieci secondi per scenderla e farsi fotografare darò tutta me stessa, mettendoci dentro tutto quello che so, tutto quello che ho visto, tutto quello che ho provato in vita mia.
Sai che, se due sposi che scelgono per il loro primo ballo le note divertenti, sempreverdi, e in fondo tenere perché nostalgiche di Twist and Shout, vado fuori di testa e mi butto in pista con la mia fotocamera anch’io per non perdervi neanche un secondo di un momento così. You know you got me going now / Just like I knew you would.
Precisa, organizzata e osservatrice come sei, ormai queste cose le sai.
Quello che forse non sai è che quando vi ho visti sfrecciarmi davanti spensierati, sul vostro scooter, dopo esserci salutati la mattina che ci siamo rivisti ancora una volta a Palazzo Parigi per la consegna delle foto … sono stata assalita dalla malinconia. Non sai che ho anche sorriso pensando a come due persone così serie, così ambiziose, così dedite alla carriera possano alle volte sembrare ancora due ragazzini. Non sai che nelle email che ci siamo scambiate prima, durante, e dopo quel giorno mi sono resa conto che avevo incontrato una persona che ha il dono raro dell’ironia — con la quale dialogare è divertente, perché mi trovo a guardare una tua email in arrivo e a pensare Chissà cosa mi avrà scritto adesso che mi farà ridere … perché ho la sensazione che le mie uscite vagamente sarcastiche non cadano mai nel vuoto … e perché so di non dover per forza terminare una frase con un punto esclamativo 2.0 perché tu ne colga lo spirito.
Sono queste le ragioni più importanti e più vere per le quali ti ho voluta qui oggi e per cui sarò sempre fiera di condividere quello che, in fondo, nel nostro cuore è un vero e proprio brand. Il Primo Giugno.
Perché se mai, mentre mi sposavo, mi avessero detto che anni dopo avrei trascorso il mio anniversario di matrimonio fotografando quello di un’altra … avrei voluto che fosse una come te.
Well, shake it up baby now.
























































Grazie come sempre alla mia second shooter Silvia Tacconi per il suo impegno, la sua flessibilità, il suo entusiasmo, e le sue crescenti capacità.
