Louise & Richard
Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho scritto su questo blog e quanta vita è successa, nel mentre … Negli ultimi anni, la mia esistenza è cambiata e con essa il mio lavoro, che è diventato più intenso, più consapevole, più avvincente — lasciandomi ben poco spazio tra un matrimonio e l’altro per raccontarlo.
Nell’estate 2016 aspettavo mia figlia e ho scelto di concludere la stagione a luglio, per prudenza verso di lei e verso gli sposi che desideravano affidarmi i loro ricordi. Chi mi ha vista lavorare sa che scatto senza risparmiarmi e mi lancio dove devo per non perdere una foto — non avrei potuto farlo in quei mesi e ho preferito fare solo promesse che ero sicura di poter mantenere. Nel 2017 poi sono tornata alla carica a tempo pieno, ma ero così presa a godermi il rientro al lavoro da un lato, e a risparmiare ogni energia che mi restava per tenere in vita un altro essere umano dall’altro, che ho dovuto sacrificare tutto quanto non fosse strettamente indispensabile ai miei sposi, a farli contenti, a creare e curare le loro fotografie.
Insieme a mia figlia, grazie al suo disarmante sorriso e al suo soffocante bisogno di me, in questi due anni e mezzo sono cresciuta anche io. La mia vita con lei, e le foto che faccio quando sono al lavoro, hanno iniziato a piacermi così tanto che, sicura e appagata della mia felicità, piuttosto che passare il tempo a comunicarla online e sui social … ho preferito vivermela. Così, fin che ho potuto, mi sono goduta il silenzio e l’assenza dalle scene. Postare un lavoro sull’altro e invadere le altrui bacheche di Instagram e Facebook è un lavoro nel lavoro e tra l’altro mi ha sempre fatta sentire molto osservata — una sensazione per cui io, che ho messo gli altri al centro della mia arte e la mia famiglia prima di me stessa, non impazzisco.
Purtroppo quel limbo felice non poteva durare per sempre perché, per definizione, il mio lavoro per continuare ad esistere va anche mostrato. Così, mi sono rassegnata al fatto che sia giunta l’ora di riprendere il blog, se non altro per il piacere di condividere l’evoluzione che ho vissuto come artista proprio nel periodo in cui temevo che, al contrario, tra le tante nuove responsabilità mi sarei irreparabilmente involuta.
Per riprendere le trasmissioni oggi ho scelto un matrimonio della stagione 2017, quella che ha segnato il mio ritorno al lavoro ed in cui, paradossalmente, pur con tutta la stanchezza e lo stress della maternità e dei laceranti conflitti interiori che essa comporta, ho iniziato a fare veramente ma veramente le foto che ho sempre voluto. Non che quelle che facevo prima non mi convincessero. Ma tornando a scattare dopo che era nata mia figlia ho sentito per la prima volta una consapevolezza e una decisione che prima non avevo.
Ad un primo sguardo, le mie fotografie di oggi non hanno nulla di radicalmente diverso da prima, ma radicalmente diversa è la persona che sta dietro all’obiettivo nel crearle. E’ più decisa, perché non ha più il tempo che aveva prima per perdersi a capire cosa vuole fare. E’ più sicura, perché conosce sfumature prima invisibili e dona e riceve un tipo di amore che fa crescere il cuore e le emozioni che in esso possiamo accogliere e narrare. E’ ancora più sensibile a quel calore che si sprigiona da un gruppo di amici che si ritrova per festeggiare, ancora più attenta a fotografare la loro gioia piuttosto che un bel centrotavola, perché apprezza la forza di legami che ha meno tempo per coltivare. E’ più capace di inserire le persone raffigurate nelle sue foto in un contesto, in uno scenario architettonico o naturale che sia, perché la ripetitività del suo quotidiano che la maternità giustamente i primi anni impone la rende più curiosa di ciò che la circonda e che prima dava per scontato.
Poi per carità, il lupo perde il pelo ma non il vizio … e la nuova Giulia resta ancora a bocca aperta davanti al fascino di un solitario, si perde ancora via girando e rigirando per il suo obiettivo un paio di scarpe da sposa Jimmy Choo, sa ancora godersi la sofisticata leggerezza di un abito da sposa Rime Arodaky.









La Giulia che non sentite da un po’ sa ancora apprezzare una corsa in auto col finestrino abbassato, girovagando nei posti dove è nata e cresciuta, godendosi l’atmosfera di una giornata estiva di festa.

E’ ancora assetata di tensione, di commozione, di euforia.







E’ sempre impaziente di fotografare un evento disegnato, coordinato, magnificamente riuscito alla sofisticata creatività di Valentina Malacart.



E’ sempre lei; solo che ha nuova voglia di tornare a parlare, attraverso le sue foto, delle storie che le piacciono, dei legami che resistono alla prova del tempo, della bellezza di stare insieme che ogni tanto dimentichiamo.
Si diverte ancora a lavorare per persone che vengono da posti diversi dal suo, come Louise e Richard giunti da Londra per celebrare il loro matrimonio al Castello di Buttrio; solo che lo fa con ritrovata passione italiana per i momenti veri e le per le cose ben fatte.








E’ sempre, inguaribilmente se stessa; solo che ha trovato una nuova sicurezza nel suo personale modo di leggere le persone, di vivere le esperienze, di creare una luce che accentui una scena e porti l’attenzione lì dove sta il cuore.










Eh sì, ne è passato di tempo … ma certe cose non cambiano mai.
Nessuno sfugge alla propria natura. E la mia è quella di pittrice di luce, di narratrice innamorata di una bella storia.
Nessuno sfugge al proprio destino. E il mio è quello che vedrete raccontato su queste pagine.
Prossimamente.
