Chiara & Marco
Vent’anni fa, Chiara era già un volto che non potevi non notare tra i banchi della quarta ginnasio ed una voce che non potevi non rallegrarti di sentir squillare di vivacità. Voglio essere anch’io come Giulia Zingone ! aveva esclamato un giorno, e anche se si riferiva semplicemente al fatto che ero stata riconfermata rappresentante di classe per il quinto anno di fila … anche se non solo per sua fortuna mi ha ben che superata sbocciando in una splendida giovane donna e diventando un’anchorwoman di successo … a me ogni tanto piace raccontarmi questa storia, come se mi stessi facendo un complimento.
Cinque anni fa, Chiara era l’amica che mi aspettava a Roma a braccia aperte e che posava per il mio primo portfolio di ritratti che mai e poi mai osavo sognare che mi avrebbe portata dove oggi invece sono anche grazie a lei.
Due anni fa, Chiara era la cliente cui quasi imponevo quel contratto firmando il quale mi illudevo che sarei stata per voi due proprio come un qualsiasi altro fornitore, che rimasta massimamente professionale e non avrei ceduto all’emozione di guardarla sposarsi attraverso il mio obiettivo.
Un anno e mezzo fa, Chiara era la sposa che ballava scatenta e sfoderava il suo sorriso migliore e più spontaneo in quei negativi che non avevo resistito fino al mattino seguente per aprire, e nei quali col turbante dopo-shampoo in testa e con un tuffo al cuore avevo riconosciuto non la cliente che mi aveva scelta per la sua fotografia di matrimonio, ma la persona autentica che ricordavo dai tempi del liceo e l’amica ritrovata che mi aveva aiutata ad imbarcarmi nell’avventura della mia attività.
Ne ho avute dunque, di occasioni, per accumulare gratitudine nei suoi confronti, e rivederla nelle mie fotografie mi emoziona perché mi riporta a come ero e a cosa pensavo e speravo a diciott’anni, e poi a trenta, le due epoche della mia vita in cui meno mi sono preoccupata di essere ciò che gli altri si aspettavano, in cui meglio ho vissuto ciò che nel bene e nel male sono davvero.
Un romano viene fino a Trieste per sposarsi e tu lo trascini in quel vecchio porto dismesso e rosicchiato, ha commentato mia madre quando, in cerca di una location originale soprattutto per la sposa che Trieste conosceva a memoria, ho proposto a Chiara e Marco di scattare le loro foto sposi al Magazzino 26. Ma certo che poi arrivati per il ricevimento di matrimonio al Castello di Duino scatterò anche qualche foto nel giardino e intorno alla fontana, le avevo spiegato. Solo che ho voglia di fare qualcosa di nuovo e di scattare dove altri fotografi con altri sposi non sono mai andati. E voglio farlo proprio insieme a loro.
Insieme a loro perché mi hanno dato fiducia questa come altre volte e hanno avuto, specialmente Chiara, un ruolo che nemmeno sa in tanti turning points della mia vita. Per anni e anni nessuna delle due ha saputo molto dell’altra, ma questo non l’ha resa meno generosa e fiduciosa nei miei confronti quando ci siamo ritrovate, e della sua scelta mi ricorderò per sempre.
Grazie per aver voluto me a fotografare il tuo volto perfetto che non mi stanco mai di guardare. Grazie per aver confidato a me come Marco stava progettando le fedi nuziali, realizzate apposta e uniche come voi. Grazie per avermi accolta, insieme alla tua affettuosissima mamma e alle tue amiche più care, nella vostra casa. Grazie per avermi fatta commuovere in chiesa e scattare al ritmo dei fantastici Gone with the Swing al Castello di Duino. Grazie per aver accettato di posare per me in quel portone mentre eravamo di fretta sulla via della chiesa, ignorando la tensione e credendomi quando ti ho detto di aver visto nella mia mente un’immagine nell’istante in cui sono entrata in quell’andro. Grazie per quel braccialetto che mi hai regalato il giorno del matrimonio — il primo che abbia mai messo, quello che guardo ogni giorno fissando sorridente la mia iniziale, e che non toglierò mai. Grazie, soprattutto, per essere una persona autentica accanto alla quale, nonostante le tante virtù che potrebbero farti invidiare, ci si sente sempre e comunque a casa.
E della quale non si smetterebbe mai di scrivere. Salvo che … ci sono delle foto impazienti di parlare.









































































